Molti genitori arrivano al colloquio con una preoccupazione: «Passa già troppe ore sui videogiochi, non vorrei aggiungerne altre». È una preoccupazione legittima. Ma c’è una differenza enorme tra giocare a un videogioco e costruirne uno. Nel primo caso usi le regole decise da altri. Nel secondo devi decidere tutto tu: come salta il personaggio, quando si perde, perché il terzo livello è più difficile del secondo.
Lavoro come sviluppatore di software e insegno Godot ai ragazzi. Provo a raccontare cosa imparano davvero, al di là della solita formula «si impara giocando».
Che cos’è Godot
Godot è un motore di gioco: un programma che contiene già tutto quello che serve per costruire un videogioco, dalla grafica alla fisica ai suoni. È gratuito, open source e leggero: si scarica in pochi minuti e non richiede un computer da gioco. Lo usano studenti, appassionati e piccoli studi indipendenti che pubblicano giochi veri.
In Godot si programma soprattutto in GDScript, un linguaggio pensato apposta per il motore e molto simile a Python. Per un ragazzo che ha già fatto un po’ di Python, o che viene da Scratch, è il passo successivo naturale.
Cosa impara, concretamente
La logica, con conseguenze visibili
In un gioco ogni regola è un’istruzione. «Se il personaggio tocca la lava, perde una vita. Se le vite arrivano a zero, ricomincia il livello.» Condizioni, variabili, cicli: sono gli stessi concetti di qualsiasi corso di programmazione, ma qui un errore si vede subito, perché il personaggio attraversa il muro o il punteggio impazzisce. È il modo più concreto che conosco per capire che cos’è un bug.
Matematica che finalmente serve
Per far muovere un personaggio servono le coordinate. Per farlo saltare in modo credibile servono velocità e gravità. Perché un nemico insegua il giocatore servono i vettori, cioè una direzione e una distanza. Ho visto ragazzi che a scuola detestavano il piano cartesiano chiedermi da soli come si calcola la distanza tra due punti, perché gli serviva per il loro gioco.
Organizzare un progetto
Godot è costruito a scene e nodi: il personaggio è una scena, il nemico un’altra, il livello un’altra ancora, e si incastrano tra loro. Lavorare così insegna a dividere un problema grande in pezzi riutilizzabili. È la stessa idea su cui si basa il software professionale.
Ridimensionare le ambizioni
Alla prima lezione quasi tutti vogliono fare un gioco enorme, con un mondo aperto e cento livelli. Una parte importante del lavoro è aiutarli a trasformare quell’idea in qualcosa che si può finire: un livello, tre nemici, una schermata di vittoria. Imparare a tagliare senza perdere l’essenziale è una capacità che serve ben oltre l’informatica.
Sbagliare e correggere
Nessun gioco funziona al primo colpo. I ragazzi imparano a leggere i messaggi di errore, a stampare un valore per capire dove si rompe qualcosa, a tornare sui propri passi. La caccia agli errori all’inizio li innervosisce. Dopo qualche settimana diventa quasi una sfida personale.
Pensare a chi gioca
A metà corso facciamo provare i giochi ai compagni. È un momento rivelatore: quello che per l’autore è ovvio, per chi gioca è incomprensibile. Il salto è troppo difficile, il tasto per sparare non si trova, il livello finisce senza che nessuno se ne accorga. Ascoltare le critiche e migliorare il proprio lavoro è forse la lezione più importante di tutte.
Un ragazzo che ha finito un gioco suo, anche piccolo, guarda i videogiochi con occhi diversi. Nota come sono costruiti i livelli, perché un salto «si sente bene», dove gli sviluppatori hanno nascosto un trucco. Da giocatore diventa uno che osserva e smonta.
Come è fatto il corso
Il corso dura dodici lezioni da 90 minuti, il giovedì pomeriggio. Nelle prime lezioni si impara a usare l’editor costruendo insieme un piccolo gioco a piattaforme in 2D, un passo alla volta. Poi ognuno progetta il proprio gioco, partendo da un’idea scritta su una pagina, e lo sviluppa nelle settimane successive con il nostro aiuto. All’ultima lezione i giochi vengono presentati e provati da tutti, genitori compresi.
A fine corso il ragazzo porta a casa il progetto completo, che può continuare a modificare con Godot sul computer di casa, e una versione del gioco che si avvia con un doppio clic, da far provare ad amici e parenti.
Per chi è adatto
- Ragazzi tra 13 e 17 anni che amano i videogiochi e vogliono capire come funzionano dentro.
- Chi ha già una base di programmazione: un corso di Scratch, qualche mese di Python, esperimenti fatti da solo. Il livello è intermedio; se non sei sicuro, il test di livello serve proprio a capirlo.
- Chi ha un’idea in testa da tempo e non sa da dove cominciare.
Non serve saper disegnare: usiamo grafiche gratuite o forme semplici, e chi vuole crea le proprie. Non serve nemmeno un computer potente a casa, perché il lavoro principale si fa in aula.
E il tempo davanti allo schermo?
È una domanda giusta e non voglio liquidarla. Non ti prometto che tuo figlio giocherà di meno. Posso dirti che cambia il modo in cui sta davanti allo schermo: costruire un gioco richiede concentrazione, progetti disegnati su un quaderno, discussioni con i compagni su cosa funziona e cosa no. È un tempo attivo, in cui è lui a decidere cosa succede.
Per iniziare
Programma e date sono nella pagina del corso Crea il tuo videogioco con Godot; le classi sono di massimo otto ragazzi. Se tuo figlio non ha ancora basi di programmazione, valuta prima Python da zero. E se volete vedere l’aula e conoscere chi insegna, prenota una lezione di prova gratuita e venite insieme.
