Sabato 3 ottobre, alle dieci meno un quarto, l’Aula Turro era già piena di voci. Sei ragazzi tra i 13 e i 16 anni, sei persone tra i 68 e gli 81, una caffettiera appena svuotata e una frase scritta alla lavagna: oggi i ragazzi insegnano, i nonni decidono.
Era la prima volta che provavamo un laboratorio così. L’idea è nata in segreteria, ascoltando per mesi due frasi opposte. Dai senior: «I miei nipoti vanno troppo veloci, non mi spiegano niente». Dai ragazzi: «Mia nonna mi chiede sempre le stesse cose». Abbiamo pensato di metterli allo stesso tavolo, con un compito preciso e una scadenza.
Il compito: un album di famiglia in due ore e mezza
Ogni coppia aveva una postazione e un obiettivo: scegliere venti foto dal telefono del senior, trasferirle sul computer, sistemarle e impaginarle in un piccolo album da stampare. Quattro coppie erano nonni e nipoti veri. Le altre due si sono formate sul momento, e sono state tra le più affiatate.
Io seguivo la parte di impaginazione, Paolo Brambilla girava tra i tavoli per i problemi tecnici: cavi, permessi, telefoni che non volevano farsi riconoscere dal computer.
Prima ora: trovare le foto, e perdersi nei ricordi
Il primo ostacolo non è stato tecnico. Nei telefoni dei nonni c’erano migliaia di immagini: compleanni, documenti fotografati, ricette salvate, decine di scatti identici dello stesso tramonto. Scegliere venti foto ha richiesto molto più tempo del previsto, perché ognuna si portava dietro una storia.
«Le avevo detto di sbrigarsi. Poi mi ha fatto vedere la foto di una vecchia foto, il suo matrimonio nel ’72, e ho smesso di guardare l’orologio.» — Leonardo, 15 anni
I ragazzi hanno insegnato un trucco semplice e utilissimo: segnare le foto scelte con il cuore dei Preferiti nella galleria, invece di cercarle ogni volta da capo. Alla fine della prima ora tutti i nonni lo facevano da soli, e qualcuno ha cominciato a usarlo anche per le foto da mandare ai figli.
Seconda ora: dal telefono al computer
Qui sono arrivati i problemi veri. Due telefoni Android chiedevano di autorizzare il trasferimento dei file con una notifica che nessuno vedeva. Un iPhone voleva che si toccasse «Autorizza» sullo schermo prima di mostrare le foto. Un cavo, si è scoperto dopo dieci minuti, serviva solo per la ricarica.
È stato il momento più istruttivo, per entrambi. I ragazzi si sono accorti che le cose che fanno senza pensarci sono difficilissime da spiegare. I senior hanno visto che anche i nipoti, ogni tanto, vanno per tentativi. Rosa, 78 anni, l’ha detto meglio di noi: «Credevo che lui sapesse tutto. Invece anche lui ha dovuto cercare il pulsante. Mi sono sentita meno indietro».
Prima di passare all’impaginazione abbiamo creato su ogni computer una cartella con un nome sensato, per esempio «Album famiglia 2026», invece di lasciare le foto sparse con nomi come IMG_4581. Sembra un dettaglio. È quello che fa la differenza quando, tra un anno, le cerchi di nuovo.
Ultima mezz’ora: impaginare e stampare
Con un programma di impaginazione semplice ogni coppia ha scelto un modello, sistemato le foto, raddrizzato un paio di scatti storti e scritto le didascalie. Su queste i nonni hanno avuto l’ultima parola: date, luoghi, nomi delle persone. Alcune didascalie erano più lunghe delle foto.
Abbiamo stampato in sede le prime due pagine di ogni album. Il resto ognuno l’ha portato a casa su una chiavetta, pronto per un negozio di fotografia o un servizio di stampa online.
«La parte più bella è stata scrivere sotto le foto. Mio nipote non sapeva chi fosse metà della gente in quelle immagini. Adesso lo sa, ed è scritto.» — Giorgio, 71 anni
Sofia, 14 anni, a fine mattinata ci ha lasciato la frase che ci portiamo a casa: «Pensavo di annoiarmi. Invece insegnare è difficile, ti devi ricordare che l’altro non vede quello che vedi tu».
Cosa abbiamo imparato noi
- Il tempo non basta mai. Due ore e mezza erano poche. La prossima volta saranno tre, con una pausa vera a metà.
- Le foto vanno scelte prima. Chiederemo alle coppie di fare una prima selezione a casa, nei giorni precedenti.
- I cavi giusti fanno metà del lavoro. Abbiamo preparato una scatola con cavi per tutti i tipi di telefono, da lasciare in aula.
- Le coppie miste funzionano. Un ragazzo che insegna a una persona che non è sua nonna è più paziente; un senior che impara da un ragazzo che non è suo nipote fa più domande.
- I ragazzi imparano quanto i nonni. Spiegare costringe a capire. Tre di loro ci hanno già chiesto di tornare come tutor.
La prossima edizione
Vogliamo ripetere il laboratorio in primavera, sempre di sabato mattina, con un tema diverso: videochiamate e messaggi vocali, per chi ha figli e nipoti lontani. Se vuoi essere avvisato quando apriamo le iscrizioni, scrivi a [email protected] o passa in segreteria.
Nel frattempo, chi vuole continuare a lavorare sulle proprie foto può farlo nel corso Foto e ricordi digitali, dove si impara ad archiviare, sistemare e stampare con calma, in gruppi di massimo sei persone. Nonno e nipote iscritti insieme hanno uno sconto del 10%. E per chi non ci conosce ancora, la porta è aperta con la lezione di prova gratuita.
